In principio era il Clanis ( Clanis Aretium ricordato da Plinio il Vecchio ), poi si creò la Val di Chiana
Anticamente il torrente Clanis, affluente del fiume Paglia che proseguiva per Orvieto, tributario a sua volta del grande Tevere procedeva dal territorio aretino verso l’Umbria. Si parla di tanti secoli fa fino all’Impero Romano. 

Poi la valle si allagò e divenne nel tempo paludosa finché i nuovi reggenti della Toscana, i Granduchi a partire da Cosimo del Medici, studiarono il sistema di risolvere la questione. 

Furono impiegati i migliori architetti e ingegneri di idraulica come Fossombroni e i migliori scienziati, tra tutti il genio Leonardo da Vinci che proprio sulla Valdichiana fece si suoi studi, salì sulle torri dei paesi come Marciano della ChianaFoiano della ChianaTorritaMontepulcianoLucignanoCortona… per prendere i suoi punti di riferimento e tracciare quella “Mappa a Volo d’Uccello” che ritrae la valle ancora allagata. Oggi i disegni originali sono conservati al Castello di Windsor in Inghilterra.

Dopo la definitiva bonifica è diventata una fertile zona agricola, circondata sia ad est che a ovest da borghi ricchi di Arte e di Storia. A nord confina con le Crete Senesi e a sud con l’alto Lazio, mentre ad ovest risulta quasi parallela alla Valdorcia.
Oggi è suddivisa in 19 comuni di cui 8 in provincia di Siena, 8 in provincia di Arezzo e 3 in provincia di Perugia. 

La vicenda delle bonifiche ha trasformato questo territorio in uno dei più importanti sia dal punto di vista della bellezza del paesaggio che per la ricchezza del suolo legata all’agricoltura. La Val di Chiana veniva già nominata alla fine del XVIII secolo e durante il periodo del granducato di Leopoldo di Toscana come “granaio d’Italia”. Tanti sono gli artisti che ne decantano i pregi come nel caso del grande scrittore Johann Wolfgang von Goethe, (XVIII secolo) , il quale nel suo “viaggio in Italia” si meravigliò per la semplicità e precisione legata alle colture che ammirava viaggiando in treno lungo lo stivale:

« Non è possibile vedere campi più belli; non vi ha una gola di terreno la quale non sia lavorata alla perfezione, preparata alla seminazione. Il formento vi cresce rigoglioso, e sembra rinvenire in questi terreni tutte le condizioni che si richieggono a farlo prosperare. Nel secondo anno seminano fave per i cavalli, imperocché qui non cresce avena. Seminano pure lupini, i quali ora sono già verdi, e portano i loro frutti nel mese di marzo. Il lino pure è già seminato; nella terra tutto l’inverno, ed il freddo, il gelo lo rendono più tenace. »
Oggi questo territorio si presenta come una valle estesa per 1272 chilometri quadrati, nella cui conca è distribuita una complicata ramificazione di zone pianeggianti e di morbidi rilievi collinari.

Nel viaggio nell’anima agricola della Val di Chiana, che profuma di frutteti, del vino, dell’olio extravergine d’oliva, del grano e le produzioni pregiate di pere, mele,pesche e susine, un capitolo a parte va dedicato al nostro Vitellone Chianino. E’ una delle più antiche ed importanti razze bovine d’Italia, e deve il proprio nome alla zona di allevamento. Tra le ipotesi sulla sua origine sembra avvalorata quella, fondata su ragioni storiche, che la vede come razza autoctona o quanto meno esistente da tempo immemorabile.

La Chianina è conosciuta ed apprezzata fin dall’ antichità: gli Etruschi e i Romani usavano animali dal candido manto nei cortei trionfali e per i loro sacrifici agli dei, bovini bianchi e grandi che molto probabilmente furono i progenitori degli attuali bovini della Valdichiana.Oggi questo territorio si presenta come una valle estesa per 1272 chilometri quadrati, nella cui conca è distribuita una complicata ramificazione di zone pianeggianti e di morbidi rilievi collinari.